World Press Photo, scatti da tutto il mondo per riflettere sulle guerre in corso di Simone Barberi

Il mese scorso ho avuto la fortuna e la possibilità di visitare il World Press Photo.
Cos’è, questo sconosciuto? Il World Press Photo è una mostra curata da un’associazione omonima, nata ad Amsterdam nei lontani anni 50, che premia ogni anno le migliori foto giornalistiche eseguite da fotografi di tutto il mondo.
Le categorie sono molteplici: dalla guerra alla natura, dall’arte allo sport.
Ogni anno la mostra vaga per tutta Europa rimanendo esibita per una ventina di giorni nelle principali città.
Quest’anno, in Italia, è stata a Ferrara, in occasione del festival di Internazionale, ma continua ad esporre sul territorio, è stata infatti a Napoli fino al 27 novembre e sarà ad Aosta nei mesi di dicembre e gennaio.

Douma’s Children, Foto di Abd Doumani, Ospedale della città di Douma dopo i bombardament
Douma’s Children, Foto di Abd Doumani, Ospedale della città di Douma dopo i bombardamenti

La coincidenza con il festival della rivista è stata un’ occasione in più per spingermi a visitare tale esposizione. La città di Ferrara si è trasformata per un week-end in un luogo di discussione, confronto e messa in mostra dei problemi che stanno affliggendo la nostra società ad un livello mondiale.
Migrazioni, trasformazioni, populismi. Un cambiamento che forse segnerà il futuro e che, a nostra insaputa, sta proprio succedendo sotto il nostro naso.
Il mio stupore si è concentrato, relativamente alla mostra, sul problema delle migrazioni. Tante cose si dicono, tante lamentele, accettazione o meno di nuovi popoli che raggiungono il nostro continente e “rubano il nostro lavoro”, ma osservando quelle foto, che mettono in scena la nuda e cruda realtà della guerra – perché in Siria, sì, è in corso una sanguinosa guerra che noi, qui in Italia, non possiamo nemmeno immaginare – ho potuto capire o comunque tentare di comprendere i pensieri e le sensazioni che quelle persone possono provare.

Hope for a new life - Warren Richardson
Hope for a new life – Warren Richardson

La fotografia, nella sua immensa potenzialità, riesce a rappresentare la realtà in ogni suo aspetto. Non è come un quadro. Il quadro necessità di maestria, la fotografia ritrae.
La fotografia è testimone di ciò che accade così come è, senza ritocchi o aggiunte da parte dell’esecutore, cosa che invece il quadro richiede. L’ “impersonalità” della fotografia, se così si può chiamare, riesce a mostrare il reale, crudele o benevolo che sia.

Le fotografie della mostra mi hanno fatto capire la reale situazione di quei migranti che si dirigono su barconi verso il nostro paese, e mi hanno fatto anche pensare che forse, e mi auguro di no, le odierne modificazioni della politica internazionale potranno provocare questo disagio anche nella nostra società.
La migrazione deriva da crisi, da tensioni, da contrasti tra popoli. Gli ultimi cambiamenti e l’elezione di nuovi governi a stampo populista non possono forse far pensare anche a noi che magari in futuro ci potremmo trovare nella stessa situazione dei Siriani?

Douma's Children- Abd Doumani
Douma’s Children- Abd Doumani

Ovviamente non tutte le fotografie erano scatti su questo argomento, ma diciamo che il fulcro e ciò che ha stupito, credo, la maggior parte dei visitatori è stato questo tema.
Fotografie crudeli, sanguinose, macabre che hanno però la potenzialità di far comprendere ai più argomenti che non sempre possono essere trattati nei quotidiani televisivi.

Le immagini che riceviamo da media sono sempre le stesse: barconi, città distrutte, donne che piangono.
Queste foto invece ritraevano persone di ogni età ritratte nella loro disperazione.
Siamo abituati ad osservare immagini di guerra del passato, senza renderci conto che anche oggi, in questo momento, lontano dal nostro paese, si sta verificando la stessa cosa e anzi, forse peggio.

Vox Zerocinquantuno n 5 dicembre 2016

Per date, informazioni, foto esposte: www.worldpressphoto.org


Simone Barberi appassionato di arte, specialmente musica, fotografia e letteratura; diplomato in un Istituto Tecnico Commerciale, studente Dams a Bologna.
Scrittore e fotografo per passione, grande lettore e amante del jazz. Suona il basso elettico da 10 anni, contrabbasso e sassofono da autodidatta.

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